Manolo Zocco Quando scrivo / vado spesso / a capo.

CategoriaPoesie

Mettiamo in le cose in chiaro anche se il nero sfila.

M
Mettiamo in chiaro le cose:
non è che non stiamo insieme;
non è che mi hai lasciato;
non è che stai con un altro;
non è che ci sto male;
non è che spero muoia;
non è che non è vero;
non è che ci pensi spesso.

Ma tu
ti sei mai chiesta tu
che cazzo di mondo è quello in cui noi non ci siamo?

Quante guerre dovranno scoppiare
prima che torni da me?
Quante genti, tra sessant’anni
dovranno ancora dire “quando c’eran loro due”.

Che quando c’eravamo noi due
mia faccetta rosa
i treni facevan ritardo
per i baci
ad orario
che ci davamo.

Ma il tuo post-it sul tuo frigo

M
Ma il tuo post-it sul tuo frigo
lo sa che tu mi pensi?
e i tuoi capelli
i tuoi occhiali da sole
le tue camicie che ti compri
e che ti metti su i tuoi jeans
loro lo sanno che tu mi pensi?

Potresti chiederglielo e basta
alle tue scarpe rosse
alle tue lentiggini chiare
ai tuoi denti canini
alle tue mani bagnate
alle tue lenzuola che dormono
e che stai per lavare
a tutto ciò che ti sfiora
nelle tue giornate
nelle tue nottate
loro lo sanno che tu vivi e mi pensi?

Questa mattina c'è un sole tremendo
tu prendi la macchina e poi pensami al mare
che hai i piedi veloci e le gambe lontane
tu pensami e dimmi se è vero davvero
che sotto le onde si può respirare.

Sicuramente io non sono un treno

S
Ora,
sicuramente io non sono un treno
e se lo fossi
sarei da perdere al volo.

E forse tu non sei una stazione
e se lo fossi
saresti sul mare.

Ma se ti vedessi sul mio stesso binario
oltre la solita linea gialla
tirerei così forte quel freno
da fermare sia il treno
sia il mare.

Tirerei così forte quel freno
che il mare
che era in piedi a fumare
non riesce a fermarsi ed inonda in fila Rimini, Cesena, Livorno.

Te l'hanno mai scritta una poesia d'amore con dentro il mare?

Se si,
te l'hanno mai scritta una poesia d'amore con dentro il mare che inonda
Livorno?

Se si,
te l'hanno mai scritta una poesia d'amore con dentro il mare che inonda
Livorno e noi due che limoniamo?

Se no, limoniamo?

Vorrei che il, gli alieni, e Mark Zuckerber

V
Io vorrei guardarti e basta,
mica altro.
Vorrei guardarti guardarmi.

Vorrei che il mondo, gli alieni, e Mark Zuckerberg
acconsentisse al fatto che due
se a questi due va
possano guardarsi e immaginarsi
in modi che gli altri
gli stupidi
pensano non si possa guardarsi
e immaginarsi.

Che stupidi, gli stupidi.
Che stupido io,
che stupida tu
egli, noi, voi e pure essi.
Che poi ‘sti essi nessuno li ha mai visti
eppure è per essi
mica altri
che smetteremo di guardarci guardarsi.

A meno che
a meno che con ‘sti occhi verdi e gialli
con ‘sti capelli imprevedibili,
a meno che con ste magliette che io guarda non so
con sti denti che non s’è capito come,
mi dicessi che sì:
ci si può guardare guardarsi.

Guardare guardarsi allungare un dito
a scelta, poi una mano.
Guardare gurdarsi allungare un arto
poi un collo,
poi un altro collo e poi un bacio
allungato fino a dove io e te sappiamo
e gli altri
no.

Anche
se gli altri vorrebbero additarci
accusarci, puntarci
dirci
che non dovremmo occhio-bocca-denti-capelliarci troppo.

Ma io a sto mondo
a tutto
ho detto
che posso guardare guardarmi allungarmi chi mi pare.

Che venisse un invidioso
a dire che non posso impressionarmici le retine.
Che scendesse il Cristo
a dirmi che non posso desiderare occhi d’altri,
sorriso d’altri,
capelli rossi d’altri.

Che io a Cristo non gli direi nulla
se non
un ‘guardala’.

Ti vorrei dedicare un balcone da viva

T
Ti vorrei dedicare un balcone da viva
che per una strada da viva
devi essere almeno morta

un balcone di pietra di un sabato caldo
senza reggiseno
a maglietta e mutande.

In questo balcone da morsi sul culo
fumeresti un sacco da non fumatrice
mi penseresti un sacco da non pensamitrice
mi vorresti un sacco da non vogliamitrice.

In questo balcone da morsi sul cuore
respirerei solo scarto dei tuoi polmoni
occuperei solo scarto dei tuoi pensieri
accenderei la tua voglia di non vedermi.

In questo balcone rialzato delle cinque e un quarto
in una poesia che non cambierà nulla
in una giornata da sangue nell’alcool
vorrei dedicarti un balcone da viva
che da quando mi hai chiuso qui fuori
la strada da morto
la dedico a me.

Sei

S
Sei,
gli occhi da guardare
quando nessun altro guarda;
le mani sulla faccia
di chi piange e si vergogna;
il segnalibro nuovo
di cui non mi ero neanche accorto;
sei la mano che mi sfiora
della ragazza che un po' mi piace.

Sei,
l'aria che sfrizza
quando apro una gassata;
il fusillo che mangio
per capire quando è pronto;
la rotella che rimane nelle bici dei bambini;
l'ultima boa rossa
più lontana dalla costa.

Sei l'unico buco buono in tutta la cintura;
la terza dell'accordo
nelle canzoni di Ed Sheeran;
il ricciolo che si forma
quando tempero matite;
il piede coraggioso
del primissimo bagno in mare.

E visto che per me, tu già sei, tutte ‘ste cose
ti andrebbe di esser anche
quella che alla fine
non se ne va?

Li fuori, qui no.

L
Lì fuori è tardi
qui no.
Lì fuori,
il cielo grigio raffreddore,
minaccia scemi in costume ad ottobre.
Ma che cazzo ci fate
in costume
ad ottobre
se non siete in Sicilia a prendere il sole?

lì fuori la gente s’ammazza contenta
poi cerca in alto, nei palazzi più alti
la paura vigliacca di non morire.
Vieni qua
che t'ammazzo io se ti devi ammazzare
che c’ho un sacco di cose da fare
e nessuna voglia di iniziare a farle.

Sto cielo di merda
che sembra d’ottobre
nonostante sia proprio un gran cielo di merda
in questo momento
ti guarda i capelli
e io no.
Lì fuori io non ci voglio venire
che ho paura di poterli incrociare per sbaglio.

Ti dico una cosa
sull'uscio di casa

lì fuori la gente s’ammazza
qui no.
Lì fuori l'orario è un ritardo
qui no.
Lì fuori si mangia di fretta
qui no.
Lì fuori
poi stiamo lontani
qui
no.

Ho la paura folle che tu un giorno possa non sentire più nulla.

H
Ho la paura folle che tu un giorno possa non sentire più nulla.
Ma non dico nei miei o nei nostri confronti;
parlo del nulla vuoto, del nulla carta, di una mano che cerca te
e le tue attenzioni, ignorata distrattamente.
Dell'assenza di tachicardia
dei respiri affannati in meno
dei balletti mancati
quelli idioti e scoordinati
senza musica o vergogna
delle urla senza senso che non puoi giustificare
sbattendo i piedi e girando in tondo per non dare spiegazioni
a chi non capisce che stai solo giocando.

Io vorrei che continuassi a piangere se piove
a fare facce strane davanti a un piatto che non ti piace
a infilare di nascosto il tuo cucchiaino
nella tazza di un altro a colazione
a fare le vocine a sbagliare apposta i congiuntivi
a pretendere il buongiorno sussurrato
e mille foto nei posti belli.

Promettimi che avrai sempre gli occhi belli, il sorriso infinito e le gambe lunghissime.
Il sangue ubriaco, le spalle danzanti e un pensiero
ogni tanto
per me.

Chi

C
chi
chissà
chissà chi
chissà chi è
chissà chi è quel ragazzo
chissà chi è quel ragazzo che può fare che gli piaci
chissà chi è quel ragazzo
che adesso ti guarda
e pensa che forse
ti piace abbastanza
chi glielo ha detto
al ragazzo a cui piaci
che lui può pensare di piacerti abbastanza?
c’è forse un segnale segreto che hai fatto?
lo stesso che hai fatto quando io l’ho pensato?
quand'è che ho pensato di piacerti abbastanza?
me lo hai detto d’un botto o ci siamo arrivati?
io mi ricordo un casino di volte
di noi che diciamo di piacerci un cataclisma
e se in molti considerano importante solo la prima
è perché non sapevano il quando dell'ultima.

Che palle le poesie

C
Che palle le poesie
che palle le poesie che parlano di ossa, di sangue
di occhi i tuoi occhi i miei occhi i suoi occhi
oh, ma li hai visti i di suoi occhi lucenti profondi introversi bellissimi
profondi
«Lo hai già detto profondi.»
«Suca.»
profondi impossibili mancanti
«Vabbè ma dai... ma questo è macabro! Ma gli occhi mancanti?! eddai!»
«...suca.»
Poesie che parlano di stomaci e farfalle
e la terra e le foglie l’autunno l’inverno i capelli le ossa
ossignore, che palle con ste ossa!

Ma perché non parlate di denti, di unghie e di culi?
Per favore, vi prego: parliamo di culi!
Voglio le poesie con le clavicole, con le cuticole
con botte da orbi, con gli schianti nello sterno
senza terra sotto i piedi
con l’anima delli mortacci vostri!
Fatemeli vedere ‘sti mortacci vostri!
Parlatemi di braccia tese, di storie assurde
di mancamenti no! basta con le mancanze!
Parlatemi di voglia di. Voglio le voglie di, non le mancanze di!
Ma lo avete capito che avete rotto il cazzo con le poesie che piacciono
solo a voi?
Ma non ve le rileggete le vostre poesie?
Che manco voi c’avete il coraggio di chiamarle Poesie! e le chiamate
“cose”
“scrivo cose”
perché già lo sapete che fanno cagare e manco voi c’avete il coraggio di
chiamarle Poesie!
Lunghissime, noiosissime, prolississime, lette dal telefonissimo
dondolandissimo continuamentissimo senza mai guardare il pubblico
poesie!
Pensi di essere un poeta? SUCA!
Pensi di saper scrivere poesie? SUCA!
Pensi che io sia più bravo di te? SUUUCA!
Manolo Zocco Quando scrivo / vado spesso / a capo.

Articoli recenti

Commenti recenti

Archivi

Categorie