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Manolo Zocco Quando scrivo / vado spesso / a capo.

CategoriaPoesie

Di questa prima poesia

D
Di questa prima poesia
in questa prima mattina
di questa prima notte insieme
io non so ancora niente

Hai due occhi? le dico. 
Ho due occhi, mi dice. 
Hai due occhi e ti piacevo già da un po’? le dico. 
Ho due occhi e mi piacevi da bel po’, mi dice.
Hai due occhi ti piacevo e non tremi per il freddo? le dico.
Ho due occhi e tutto il resto e voglio solo che mi baci, mi dice.
Forse è il caso che ti baci, le dico. 
Forse è il caso che mi baci e che mi accompagni a casa, mi dice.
Dico,
se ti bacio e andiamo a casa
poi diventa domani.
Dice,
a questo ci pensiamo un altro giorno.
Quale giorno? le dico.
Domani, mi dice.

La gentilezza va baciata

L
La gentilezza va baciata
e tanto, la gentilezza.
Alla gentilezza devi dirle
«Scusa se ti bacio ma hai gli occhi gentili, gentilezza.»
E lei ti dirà
«Baciamoci pure, baciatore di gentileria.»
E tu le dirai
«Scusa gentilezza, giacché siamo bacianti, non è che tante volte vorresti un fidanzato?»
E lei ti dirà gentilmente e luminosamente di no.
E tu le dirai
«Almeno continuiamo a baciarci sotto questo lampione, gentilezza.»
E lei ti dirà
«Baciamoci.»

Ma lo sai, tu?

M
Ma lo sai, tu? 
lo sai tu quanto è che ho sperato
che i nostri nasi si nasassero? 
che i nostri baci si baciassero? 
che i nostri metatarsi si incrociassero?
che i nostri scontrini finissero nello stesso cestino? 
e i nostri vestiti nello stesso cestello?

io
lo so
io lo so quanto è che l'ho desiderato
che le tue guance sguanciassero con le mie
che le tue ciglia cigliassero con le mie
che le tue ginocchia accucchiaiassero le mie
che le tue etichette si incollassero 
ai miei vasetti
di marmellata 

Il ragazzo di fronte
su 'sto bus di vecchietti
ascolta messaggi di un'altra lingua
ma da i denti spalancati
e gli occhi limonosi 
è chiaro
il desiderio
di sguanciare le sue guance contro quelle di un'altra

O forse è la sua capa
che gli ha dato l'aumento

Lo so
a finali poetici
ho fatto di meglio.

Ciao mamma hai il cancro.

C
«Ciao mamma, hai il cancro.»
«Lo so.»
«Ma io cammino ancora sulle mattonelle evitando le righe.»
«Lo so.»
«E compro l'ammorbidente Delicati Abbracci.» 
«Lo so.»
«E i delicati abbracci sono sempre i tuoi.»
«Lo so.»

«Ciao mamma, hai il cancro.»
«Ancora.»
«Lo sapevi?»
«Da un po'.»
«Da un po’, quanto?»
«Da un po’ ieri.»
«Perché non me l'hai detto?»
«Perché c'eri.»
«Ero io?»
«Ti sei chiesto se su Amazon vendessero bare.»
«Ero io.»
«Eri tu.»

«Ciao mamma, hai il cancro.»
«Manolo, è ancora lunga?» 
«Mamma, se avrò un figlio lo chiamerò mamma.»
«Mi chiamo Maria, chiamalo Mario.»
«Mamma, non essere invadente tanto manco lo vedrai.»
«Ecco.»
«Mamma, hai sentito tu di quella mamma che quando ha scoperto di avere il cancro ha comprato alla sua piccola figlia tutti i regali dei compleanni e dei natali che ci sarebbero stati da lì ai suoi diciotto anni?»
«Sì.»
«Mamma, mi dai cinquanta euro?»
«No.»
«Mamma, ma tu stai morendo, che te ne fai?»
«La lapide.»
«Mamma, non fare l’avara che poi vai all’inferno.»
«Così poi picchio Berlusconi.»

Ciao mamma, avevi il cancro.
Berlusconi è ancora vivo, ma spero questa poesia
rimanga attuale per poco.

Ciao mamma, avevi il cancro.
La lapide non l’hai fatta
non ne hai avuto il bisogno
quindi adesso
quei cinquanta euro
li voglio.

Facciamo finta un gioco

F
facciamo finta un gioco
facciamo finta un giorno
che tu eri lontana
che io ti chiamavo
che tu mi dicevi che bella la vista da qui
che io ti dicevo allora dimmi la vista da lì
che tu mi dicevi c’è la foresta ed il fiume celeste
che io ti dicevo com’è che sto fiume è celeste
che tu mi dicevi la gente ci piange
che io ti dicevo ci piange davvero
che tu mi dicevi ci piange davvero per quanto è bello
che io ti dicevo allora chi è il primo che ci ha pianto dentro
che tu mi dicevi ci ha pianto un tizio lontano
che io ti dicevo lontano da chi
che tu mi dicevi lontano da lei
che io ti dicevo fortuna che noi non lo siamo
che tu mi dicevi lontani?
che io ti dicevo lontani

facciamo finta un gioco
facciamo finta un giorno
che tu tornavi da un posto lontano
che tu tornavi da un posto
che tanto
per quanto poco lontano che fosse
eri comunque
lontana
da me

Faccio la lavatrice e penso che penso spesso quando faccio l’avatrice

F
Faccio la lavatrice e penso
penso spesso quando faccio la lavatrice
penso, chissà perché per dire “la lavatrice” non si metta l’apostrofo.
L apostrofo avatrice
l’avatrice.

La-lavatrice
la-lavanderia
lala
avevo un’amica che si chiamava Lala
contrariamente al nome aggraziato
Lala
era una bestia di satana
metteva il ketchup sulla pasta
l’ho sputtana su instagram
continua a farlo.

Allora ho pensato
a lala le leverò il saluto a lala la prossima volta che la penserò mentre faccio l’avatrice

Comunque
volevo tu sapessi
che tutto questo pensare d’altro
è pensato per non pensare
a te

A te che comunque
volevo tu sapessi
secondo il primo me
secondo il secondo
e secondo il terzo me
a quest’ora
dovresti già esserti perdutamente
tutt’altro che stocasticamente
che non so cosa voglia dire
ma suonava bene
sconcertatamente
forsennatamente
chiamando urlando le tue amiche telefonalmente
innamorata
di me.

Comunque
volevo tu sapesi
che dopo una breve
ma intensa riunione
tra le mie succitate personalità
siamo giunti al punto che
tu
tu ti sia già
innamorata
di me.

Forse sbaglio, forse?
no, non dirmelo
dai dimmelo: ho ragione, quindi?
anzi no no no, sì, dimmelo.

Va bene, ho capito, d’accordo
lo dico io
tu
mi ami
già.

Comunque
volevo tu sapessi
che dopo una breve
ma intensa tachicardia
sono certo
al 33%
d’amarti già
ma è solo una stima
è un exit poll

È solo che pensavo
che devo ancora sentire
gli altri due secondi me
sono ancora lì
nell’avanderia
a fissare
l’avatrice.
Manolo Zocco Quando scrivo / vado spesso / a capo.

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